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Il progetto “Riprendo la storia” nasce nel 2017, con l'edizione "L'Italia alla Grande Guerra" per iniziativa di Istituto di studi storici Gaetano Salvemini e Associazione culturale Compagnia Marco Gobetti, grazie a una fitta rete di collaborazioni e sostegni.

L'edizione 2018-19, "Conflitto, lavoro e migrazione dalle Langhe al mondo", è progettata e realizzata da Associazione Turismo in Langa, Istituto di studi storici Gaetano SalveminiAssociazione culturale Compagnia Marco Gobetti, Compagnia La robe à l'envers, Comune di Rodello, Associazione Strada Romantica delle Langhe e del Roero, con il Patrocinio di LUHCIE – Laboratoire Universitaire Histoire Cultures Italie Europe. ll progetto è realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del “Bando Polo del ‘900”, destinato ad azioni che promuovono il dialogo tra ‘900 e contemporaneità usando la partecipazione culturale come leva di innovazione civica #CSP_Innovazionecivica.



Prime tappe

Mercoledì 13 settembre 2017: Conferenza stampa a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15, Torino) alle ore 11.00 per il progetto “Riprendo la storia – L’Italia alla Grande Guerra” e il debutto dello spettacolo "Gaddus alla Guerra Grande"

Venerdì 15 Settembre 2017 – 17:30
Polo del ‘900, Sala conferenze (Torino, corso Valdocco 4a)
Presentazione  del progetto “Riprendo la storia – L’Italia alla Grande Guerra”   e del volume “Scrittori e trincee – La Grande Guerra degli intellettuali italiani

Riprendo la Storia

 Vai a "Riprendo la Storia - ediz. 2018/19"

 

IM / E – MIGRAZIONI (La robe à l'envers)

Tema dell’azione sono le migrazioni, passate, presenti e future, reali, sognate o temute. Lo scopo è quello di far percepire e vivere agli spettatori ciò che migrare implica: l'abbandono, la scoperta, la disillusione, la perdita di sé, il ricostruirsi. 

Per farlo, si costruisce una drammaturgia che riunisca sapientemente parole letterarie e parole raccolte nei paesi in cui lavoreremo nelle Langhe e nel Golfo di Saint Tropez in Francia. Se il fatto che l'Italia e le Langhe sono stati paesi di emigrazione è cosa nota, forse è così noto che il paese di Saint Tropez, distrutto dalle guerre della fine del XIV secolo fu ricostruito da Raffaele de Garezzio, un nobile genovese che sbarcò con 60 famiglie italiane su domanda dei francesi e ripopolò e fortificò la città che restò fino al 1672 una repubblica libera. Altro materiale di confronto, relativo all’immigrazione italiana a Grenoble, sarà reperito presso il LUHCIE, il centro di studi dell’Université Grenoble Alpes, grazie alla collaborazione del professor Leonardo Casalino.

Testi come La luna e i falò di Pavese, Furore di Steinbeck, Eldorado di Laurent Gaudé, Solo andata di Erri de Luca, L'approdo di Shaun Tan, romanzo grafico quest'ultimo, accompagneranno le testimonianze degli abitanti dei paesi italiani e francesi. E se un'attenzione particolare sarà prestata alle storie di coloro che sono immigrati o emigrati o che hanno vissuto questi fenomeni nelle loro famiglie, si cercherà pure di raccogliere le parole di persone a cui sarà chiesto di proiettarsi in una scelta di migrazione. Cosa porteremmo con noi se non potessimo mai più tornare nel nostro paese? Come organizzeremmo il viaggio? Cosa spereremmo di trovare? Cosa temeremmo di perdere inesorabilmente?

Questo progetto si articola in due fasi. In un primo momento raccoglieremo parole, testimonianze, oggetti e immagini presso le popolazioni attraverso interviste e laboratori ludici di scrittura; in parallelo, studieremo raccontando pubblicamente in strada i romanzi precedentemente citati. In strada o in altri luoghi pubblici cercheremo pure di raccontare e restituire alcune interviste e testimonianze attuali. La seconda fase del progetto prevede la creazione di uno spettacolo in versione italiana e in versione francese votato ad essere rappresentato nei due paesi. 



La prima fase di studio e creazione pubblica dell'azione in Francia, dà luogo a:




 

 

 








                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      La prima fase di studio e creazione pubblica del progetto in Italia, si articola lungo le tappe della Strada Romantica delle Langhe e del Roero nell’estate 2018.

Ovvero:

L'edizione 2018 delle Passeggiate estive lungo la Strada Romantica delle Langhe e del
Roero (a cura di Associazione Strada Romantica delle Langhe e del Roero) interseca la fase di studio teatrale pubblico, che nella primavera del 2019 avrà come esito lo spettacolo IM/E-MIGRAZIONI, nell'ambito del progetto “RIPRENDO LASTORIA – Conflitto, lavoro e migrazione dalle Langhe al mondo”.
Si tratta di passeggiate teatrali che coniugano sapientemente interviste realizzate a migranti e
discendenti di migranti italiani nelle Langhe e nel Golfo di Saint Tropez, spunti letterari di autori
come Beppe Fenoglio e Cesare Pavese, e storie di meta-fantasia legate all’immaginario
langarolo e tropezino.
Una miscela di vissuto-vero, vissuto-scritto e vissuto-sentito-trasformato che ruota intorno al
tema delle migrazioni e sarà declinata sotto forma di sei diverse tracce tematiche.

 

1) Tra mare e montagna, cammini lungo la strada del sale
Da Mombarcaro si vede il mare, nei giorni tersi e sereni. Da Ramatuelle, Gassin, Saint Tropez
si vedono le montagne innevate nei giorni senza bruma. Per le due popolazioni mare e
montagna sono un miraggio, la frontiera, la fine del mondo noto, l’aldilà che può ammaliare o
terrorizzare, o un paesaggio a cui si ripensa con nostalgia quando non lo si ha più davanti agli
occhi ogni giorno. Questi due opposti poli di mare e montagna sono legati dalla Strada del sale,
la Route du sel, quella stessa strada che i migranti prendevano, e prendono ancora, per
passare dall’Italia alla Francia.

 

1) Cammini d’amore
Gli innamorati passeggiano, si sa... Ma tanti, e tante, son fuggiti e fuggite dalle Langhe per non
sposare la persona proposta dal bacialé, o per raggiungere il vero amore che aspettava
dall’altra parte della frontiera ? Quanti son tornati per amore o non son riusciti a partire legati qui
dall’amore ? Quanti matrimoni misti sono stati celebrati nel golfo di Saint Tropez, e quante
coraggiose coppie il cui amore aveva bravato quelle frontiere invisibili spesso più ardue delle

 

montagne, si sono ritrovate isolate da entrambe le comunità, quella francese e quella italiana ?

 

1) Cammini di Guerra e Resistenza
La seconda guerra mondiale ha segnato un momento particolare per le relazioni e le migrazioni
italo-francesi. Da un lato Mussolini ha cercato di arginare l’emorragia degli italiani verso la
Francia, l’aggressiva politica internazionale fascista ha messo speso in difficoltà i migranti
italiani già residenti in Francia, situazione che si è ulteriormente inasprita con l’inizio della
guerra, che ha visto l’esercito italiano occupare la Provenza. Numerosi sono stati i rifugiati
politici italiani in Francia e numerosi sono stati pure gli italiani già residenti in Italia che hanno
partecipato alla Resistenza francese con la Brigade des Maures, attiva in tutto il Var e in
particolare sulla costa. Ma ci sono anche stati francesi che hanno raggiunto le file della
Resistenza italiana, come Louis Chabas, Lulù, che fugge da Lione e raggiunge i partigiani nelle
Langhe.

 

1) Cammini avans e ndré
Tutti i migranti hanno un rapporto particolare con la possibilità del ritorno che può essere
categoricamente rifiutato, tabù, sognato, sperato, saltuario nei momenti estivi per esempio, o
reale e definitivo con tutto ciò che un ritorno in un paese lasciato comporta di disinganno e di
stupore.

 

1) Cammini di terra
I migranti italiani erano contadini che sognavano d’altro o che non riuscivano a vivere della poca
terra che avevano. Viaggiavano per vendere i loro prodotti al mercato, viaggiavano come
stagionali. E quando sono definitivamente emigrati, nel golfo di Saint Tropez, hanno lavorato
come braccianti inizialemente, ma poi spesso sono riusciti ad acquisire della terra, costruire una
fattoria, un mas. La vigna, la sapevano lavorare. E il clima era forse più clemente ? Oggi ancora
numerosi domaines appartengono a discendenti di migranti italiani.

 

1) Cammini leggendarii
Il villaggio di Sant Tropez deve il suo nome a Torpes, che nel 68 dC a Pisa rifiutò di riconoscere
Nerone come Dio e Cesare e a cui fu tagliata la testa. La testa si trova tuttora a Pisa, ma il
corpo fu messo in mare su una barca che approdò 20 giorni dopo in un golfo che porterà poi il
nome del Santo francesizzato : Tropez. Il 14 febbraio 1470 il genovese Raffaele di Garezzio,
chiamato dal Signore di Grimaud, arriva con 60 famiglie genovesi per ricostruire e ripopolare il
villeggio di Saint Tropez, distrutto e abbandonato dopo le invasioni arabe. Se queste storie,
mitiche e leggendarie aprono le porte dell’immaginazione, che dire di frazioni Genesi, vicino a
Verduno ? O di frazione Noè, all’uscita di Roddino ? Tropez senza testa vogava verso la
Francia mentre l’Arca di Noè veleggiava nelle verdi onde delle colline ?

 

 

 

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